
Con gli Arabi, che
occupano il monte nell’831 ca., la fortezza riappare col nome di Gebel-Hamed:
la città, celebrata per le sue sorgenti d’acqua, riacquista importanza e
i Normanni, nel secolo XII, ristrutturano il fronte delle mura, sulle quali
aprono tre porte, ed elevano un castello nel recinto dell’antico santuario,
ripopolando la città e ribattezzandola Monte San Giuliano (1167), dal nome
del santo ospitaliero, che, secondo la leggenda, apparve al conte Ruggero
durante l’assedio al monte. All’interno, il tracciato della via Regia, biforcato
in direzione della loggia e della chiesa di San Giuliano, offre l’ossatura
su cui si innestano tra il 1200 e il 1300 i principali edifici civili e
religiosi, primi fra tutti il palazzo Chiaramonte e la chiesa Matrice (1314). Nei due secoli successivi, l’inserimento nel tessuto della
città degli ordini mendicanti e l’edificazione di numerose sedi chiesastiche
consolidano i punti nodali della struttura urbana e concorrono a definire
la forma e il carattere dell’insediamento. In assenza di ulteriori consistenti
interventi urbanistici, se si escludono la edificazione di alcuni palazzi
barocchi e il rifacimento ottocentesco della centrale piazza Umberto I,
la città tende a cristallizzarsi conservando e trasmettendo fino a oggi
la struttura e il fascino dell’ambiente medievale. Nel 1934 la città, chiamata
ancora Monte San Giuliano, riprese l’antico nome di Erice.