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Erice città sacra agli Elimi, Erice fu sede nell’antichità di un celebre tempio dedicato alla dea della fecondità, identificata dai Fenici con Astarte e dai Greci con Afrodite, dai Romani detta Venere Ericina, protettrice dei naviganti e venerata da tutte le popolazioni del Mediterraneo. Roccaforte punica contesa dai Siracusani, viene presa da Pirro, ma torna subito ai Cartaginesi che nel 260 a.C., durante la I guerra punica, la distruggono, trasportandone gli abitanti a Drepano (Trapani) sotto la sorveglianza della flotta. In epoca romana l’insediamento perde importanza come fortezza ed è scarsamente abitato, mentre il santuario viene messo a capo di una confederazione religiosa di 17 città siciliane e difeso da un presidio romano. Ai tempi di Tiberio e poi di Claudio il tempio viene restaurato e l’immagine riprodotta su un bronzo di Claudio. Poi non si hanno più notizie della città e del santuario, sebbene abitato e ricco di fattorie sembra essere il monte sino in età bizantina.

 

 

 

 

 

 

Con gli Arabi, che occupano il monte nell’831 ca., la fortezza riappare col nome di Gebel-Hamed: la città, celebrata per le sue sorgenti d’acqua, riacquista importanza e i Normanni, nel secolo XII, ristrutturano il fronte delle mura, sulle quali aprono tre porte, ed elevano un castello nel recinto dell’antico santuario, ripopolando la città e ribattezzandola Monte San Giuliano (1167), dal nome del santo ospitaliero, che, secondo la leggenda, apparve al conte Ruggero durante l’assedio al monte. All’interno, il tracciato della via Regia, biforcato in direzione della loggia e della chiesa di San Giuliano, offre l’ossatura su cui si innestano tra il 1200 e il 1300 i principali edifici civili e religiosi, primi fra tutti il palazzo Chiaramonte e la chiesa Matrice (1314). Nei due secoli successivi, l’inserimento nel tessuto della città degli ordini mendicanti e l’edificazione di numerose sedi chiesastiche consolidano i punti nodali della struttura urbana e concorrono a definire la forma e il carattere dell’insediamento. In assenza di ulteriori consistenti interventi urbanistici, se si escludono la edificazione di alcuni palazzi barocchi e il rifacimento ottocentesco della centrale piazza Umberto I, la città tende a cristallizzarsi conservando e trasmettendo fino a oggi la struttura e il fascino dell’ambiente medievale. Nel 1934 la città, chiamata ancora Monte San Giuliano, riprese l’antico nome di Erice.