Selinunte service

Il tempio F

 

Il Tempio F, dedicato ad Atena o a Dionisio, pseudo periptero esastilo , è fra quelli della collina orientale il più arcaico: le colonne sono prive di entasi, tranne quelle della facciata ad est ed erano collegate fra loro da pareti "a schermo", alte fino a tre metri che avevano lo scopo di nascondere le pratiche di culto. Nel vestibolo, parallelamente alla facciata, era una fila di quattro colonne. Durante gli scavi del 1823 furono ritrovate in questo tempio due mezze metope in tufo raffiguranti Dionisio che vibra un colpo su un gigante inginocchiato ed Atena trionfante su un nemico: queste metope sono conservate al Museo Archeologico Regionale di Palermo. Poco a nord del tempio E sorge il tempio F, perfettamente allineato ai templi E e G, è il più piccolo e il più spoglio dei tre templi posti sulla collina orientale. Le rovine di questo tempio furono, infatti, saccheggiate in epoca imprecisata ed utilizzate come materiale di cava. L'edificio creduto in passato opera del 550-540 a. C. dobbiamo oggi, alla luce di saggi effettuati all'interno del tempio e intorno al crepidoma, datarlo al 520 a. C. periodo a cui appartengono i materiali più antichi ritrovati nel riempimento. Il tempio presenta una pianta allo stilobate di 61,83
m. x 24,43 m. con una peristasi di 6 x 14 colonne doriche che non presentano entasis, ma rastremazione continua. L'interno, formato da una cella tripartita in pronao, naos e aditon, presenta una doppia fila di colonne sulla facciata separate da un intercolumnio: caratteristica tratta dal più antico tempio C sorto sull'acropoli. Il tempio possedeva fin dalla sua realizzazione una ricca decorazione fittile sostituita, in seguito, da splendide metope poste sulle fronti. Due di queste, capolavoro del tardo arcaismo scultoreo selinuntino, si conservano nel Museo Regionale Archeologico di Palermo. Le due metope, databili tra il terzo e l'ultimo quarto del Vi secolo a.C., mutili superiormente, raffigurano Dioniso, con un lungo chitone ed Himation dalla sottile pieghettatura, che sta per uccidere un gigante ed Atena vittoriosa su Encelado; quest'ultimo riverso sul terreno è raffigurato con gli occhi semichiusi e con la bocca aperta, spasimante dal dolore, contornata da una folta barba a riccioli stilizzati. Peculiarità del tempio F è la presenza tra le colonne della peristasi di un muro, marcato da una specie di triplice lesena, alto quasi cinque metri, che lascia liberi solamente stretti passaggi sulla facciata. Questa insolita soluzione dell'architettura dorica ci lascia alquanto perplessi e fa ipotizzare che il muro servisse a proteggere gli ex voto offerti dai fedeli oppure a celare, a occhi indiscreti, particolari riti su cui le fonti storiche tacciono. Recentemente gli studiosi hanno formulato l'ipotesi che l'edificio fosse stato dedicato a Dioniso. Tale divinità malgrado non abbia riscontro nella "Grande Tavola Selinuntina", ritrovata nel tempio G e riportante le principali divinità venerate nella città, dobbiamo considerarla presente nei rituali selinuntini; anche perchè sappiamo che a Megara Nisea si dedicava un particolare culto notturno a Dioniso appellato con l'epiteto Patroos. Inoltre una statua del dio, costruita con tecnica crisoelefantina, venne realizzata per il thesauros (le cui vestigia sono databili al 550 a. C. circa), che rappresentava Selinunte ad Olimpia. Sulla scia di questa attribuzione alcuni studiosi, associando Dioniso ad Afrodite come avviene a Megara Nisea, hanno ipotizzato il tempio E dedicato ad Afrodite e il tempio G a Zeus; vedendo nei templi della collina orientale di Selinunte un modello ripetitivo dell'acropoli caria di Megara Nisea, dove erano dei santuari dedicati a queste divinità