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Il tempio G

 

Il Tempio G, dedicato a Zeus, oggi completamente in rovina, era uno dei più estesi dell'antichità: eseguito a più riprese, subì un continuo processo di modificazione, in seguito al quale la facciata est ebbe caratteri più arcaici rispetto a quella ovest, eseguita in età classica. Era un periptero octastilo, cella tripartita con adito, pronao prostilo e opistodomo in antis.
Venne ricostruita una delle colonne, che si erge sola sulle rovine, denominata "fuso della vecchia". Il più settentrionale dei tre templi della collina orientale di Selinunte è il tempio G, uno dei più grandi templi dell'antichità classica; oggi ridotto ad un immenso cumulo di architravi, colonne e capitelli, devastati dalla furia del sisma, da cui emerge un'unica possente colonna, restaurata dallo scultore Valerio Villareale nel 1832, volgarmente chiamata "fuso della vecchia". Malgrado il suo stato di rovina pare celare gelosamente le strutture interne, bene conosciamo la pianta dell'edificio le cui misure allo stilobate sono di 113,14 m. x 54,05 m. Il tempio aveva 8 colonne sulla facciata e 17 sui lati lunghi comprese le angolari; le colonne alte 16,27 m. sostenevano un capitello il cui abaco si estendeva per oltre 16 mq., mentre tutto il tempio era alto 30 m.circa. L'interno era costituito da un pronao prostilo, con quattro colonne sul lato d'accesso e due sui fianchi; seguiva la cella divisa in tre navate da due file di dieci colonne monolitiche con capitello dorico su due ordini, e l'opistodomo in antis. Addossate ai muri delle navate laterali della cella erano due scale, tramite le quali era possibile raggiungere il tetto e il sottotetto per le periodiche ispezioni delle capriate lignee che sostenevano la copertura. In fondo alla navata centrale, che pare avesse forma ipetrale (senza copertura), era posto l'aditon, che aveva la forma di una cappella, dove si trovava la statua di culto (da questo luogo proviene la scultura tardo arcaica raffigurante un torso di gigante, oggi al Museo Regionale Archeologico di Palermo). L'aditon insieme allo spazio libero dei due intercolumni, posto tra il peristilio e la cella per meglio simulare una doppia peristasi, accostati alla monumentalità dell'edificio ci consentono di paragonare il tempio G ai grandi edifici cultuali della lonia e della Grecia dell'est; anche essi con cella a cielo aperto realizzati a partire dalla metà del VI secolo a.C. Ciò porta a supporre la presenza a Selinunte di immigrati dalla Ionia, a questi non è estranea la spedizione di Pantatlo che portò a Selinunte un congruo numero di Cnidi. La costruzione del tempio G iniziò intorno al 530 a.C. ed ancora nel 409 a. C., data della distruzione della città da parte dei Cartaginesi, non era del tutto ultimata: lo testimoniano le colonne del tempio, molte delle quali ancora non scanalate, e la mancanza di rifiniture nonostante sono visibili molte parti stuccate. Con sicurezza sappiamo che l'edificio venne iniziato dal fronte est; grazie alla lunga durata di realizzazione è possibile cogliere l'evoluzione dell'architettura dorica ed in particolare dei capitelli: arcaici con echino basso e rigonfio ad est, più classici con echino meno espanso ad ovest.




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